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Piccole Storie

Piazzetta via BonghiLetizia Cobaltini (Bari, 1961) è lo pseudonimo dietro cui si cela un’autrice autodidatta che si af­faccia con pudore e ironia al mondo della poe­sia e della scrittura. Laureata in Scienze politiche, ha lavorato nell’ambito della partecipazione attiva dei cittadini alle politiche di sviluppo delle città.

Socio fondatore dell’Associazione il Filo del Discorso che opera in ambito culturale, dell’Associazione Italiana Responsa­bili Uffici di Direzione (AIRUD), che opera in ambito sanitario, collabora attivamente anche con la ‘Fondazione Alzheimer Gianni Perilli Onlus’ per il sostegno delle famiglie con parenti affetti dal morbo di Alzheimer.

Nel tempo libero canta nel coro polifonico barese ‘Ot­tavio De Lillo’ e scrive fiabe, racconti e filastrocche.

Ha pubblicato con Stilo Editrice Come di seta l’inchiostro (2012), ed è presente nell’antologia del gruppo dei poeti PAB (Poeti a Bari) Chiedici la parola (2013).  Ha scritto con il Professor Francesco Minervini , un diario di bordo semi-serio sulle attività corali del gruppo a cui appartiene intitolato “Il Requiemdimo’” (Stilo, Bari, 2013)


Piccole Storie

 

A volte le poesie narrano piccole storie. Rappresentano un gancio per trattenere il tempo, oppure un ricordo, magari un grappolo di emozioni.

Insistono le poesie, con l’alchimia delle parole, a voler dire cose suggerendole con la forza delle immagini de-scritte, costruendo luoghi altrui o propri, simulando viaggi, notti stellate, nuvole e temporali.

Permettono le poesie di sognare i nostri ideali rendendoli veri attraversando il quotidiano con delicatezza.

Questa volta le mie sono tentativi di racconti, stati d’animo appena accennati di notti insonni e mille lune lucenti.

Alcune sono già state pubblicate nell’antologia -Tra sogno e realtà – Ed. Wip 2013, altre sono inedite.

Le dedico a Bitritto, il paese dove le rondini volano basse per ascoltare il profumo della primavera.

 

Millelune

Appena vent’anni Millelune,

poggiata sul monte

alla fine del bosco.

Giocava col mare di notte,

gli dava luce.

Era specchio del sole.

Millelune sapeva cantare

con tutte le voci.

Sapeva la notte

diventare profonda

sapeva il chiarore

diventare la strada

che da lei proviene.

Forse cent’anni Millelune

e ancora splendeva

facendosi bella sull’altopiano.

La richiama il mare

che sempre l’attende

cieco e disperso senza di lei.

Millelune non cade

non perde sembianza.

Sorprende i viandanti

attardati nel buio.

Sorride ai balordi

porgendogli il cuore.

Millelune risplende.

Senza invecchiare

candido il viso ti porge.

Millelune, da sempre,

ogni notte ritorna bambina.

Bandito

 

Stavano i suoi occhi tristi,

come giorni che sorridono

alla bella stagione.

Due occasioni di cielo limpido

senza nuvole.

Li aveva profondi,

incastonati nel volto

lievemente segnato

dalla terra e dal sole.

Il suo sorriso invitava

a costruire orizzonti.

Mostrava un’aria severa,

poco incline all’indugio,

un colloquiare rarefatto.

Portava  i segni di viaggi

clandestini, furtivi,

come apparizioni

dentro a luoghi

a volte incompatibili.

Scorrevano le sue storie

dal breve destino.

Storie di rivali, di resa dei conti,

storie di vita o di morte.

Storie da non ricordare

che chiedono senso

a chi le racconta.

Nasconde un pensiero

il bandito,

utile per non prendere

a calci il mondo.

Dimora rinchiuso e

profondo  nell’anima

mentre il tempo trascorre

dentro ai rifugi.

Quelli come lui

sono frettolosi,

sono un lampo nel buio,

sono attimi persi.

 

Cipria

T’immagino all’alba,

sulla linea dei sogni veritieri.

Cerco di non “dire” molto.

Saluti dal mio ibisco,

e dalla rosa all’uncinetto

nata dai miei gomitoli ieri sera.

Adesso vedo, dalla mia finestra,

indugiare tra i palazzi

una catena montuosa

di nuvole azzurrine.

La sovrasta un cielo

truccato appena,

con un soffio di cipria rosa.

Un’alba timida, un lieve abbraccio.

Tarantella

 

Balla la vita Fanciulla mia

sia la tua storia una  melodia.

Seconda il vento che ti scompiglia.

Sorgi e ti scopri aurora vermiglia.

Quando la danza si affievolisce

pioggia diventi, che tutto sbiadisce.

La musica torna e poi s’allontana.

Nulla trattiene la Fatamorgana.

Non credere al tempo.

Lui non s’arresta,

ama e tradisce,

graffia e guarisce.

Il tempo t’insegue e poi t’abbandona.

Danza finché la tua vita suona.


Contraddizioni

Corro da te mentre scappo via.

Immagino sogni e trattengo giorni.

Parole sparse in libertà

non so il mio cuore che fine farà.

Milioni di lemmi e atroci dilemmi

restano in cerchio senza dei cenni.

Torna chi parte deluso in disparte.

Ecco il mio cuore non fa rumore.

Sogno ricordi solo per sordi.

Uso un disuso, quasi ne abuso.

Mi torni in mente  ma non ci sei.

Abracadabra un dubbio vorrei.

Decostruzioni, forse finzioni

vere bugie, contraddizioni.

L’altalena (quasi una canzone)

Che bello questo mare

io lo navigherò.

Che bello questo sole,

splende  parlando di me.

Che bello questo cielo

io lo camminerò.

Un’altalena al vento

la voce mia sarà.

Se t’avvicini il cuore

fuoco si scioglierà

Se t’allontani amore

ghiaccio l’incrinerà.

Al gioco dell’amore

ci giocherò con te.

Al gioco del dolore

ci giocherò da me.

Un’altalena al vento

la voce mia sarà.

Lieve ti cullerà

Dondola dindolò.


Perfetto

Il tuo sottile cenno di assenso

Il mio piccolo sorriso

Le tue solite frasi

Le mie occasioni andate via

Il tuo volto impassibile

Il mio naso per aria

La tua vita indifferente

La mia vita qualunque

Perfetto il modo di allontanarsi

Perfetto il luogo da cui partire

Perfetto attendere  arrivi mancati

Perfetto essere ciò che  non c’è.

Babylonia

 

Le strade difficili

s’aprono all’improvviso

mescolando lacrime e sorriso.

Babylonia, il sublime Respiro

generato dal caos dilagante.

Babylonia, la Contaminazione.

Incomprensibile rumore,

la Disperazione.

Inseguiamo un futuro

che ricama risposte diafane,

sostegno di consensi

opachi e indifferenti.

Ascoltiamo cantilene

di lingue sconosciute

ripetere

ciò che ognuno conosce.

Babylonia, nuvola oscura.

Profezia insensata

della vita che verrà.

Il mio vento

 

Il mio vento è uomo

che afferra,

e che decide quando è  sazio.

Il mio uomo è vento

che turba,

e che conquista, attento e fugace.

So bene ciò che mi piace.

So attendere,

so chiudere gli occhi,

so quando mi tocca

e arriva,

il mio vento.


Camminare controvento

Camminare controvento

e’ il mestiere del poeta.

Interrogarsi costruendo visioni.

Camminare controvento,

per disciogliere in versi

ogni sostanza.

Fluida scorre la pietra di lava

disegnata con ali di fuoco

e ansimando si affianca

al ghiacciaio azurrino

già graffiato dal vento.

Sgorgano effluvi odorosi

scaturiti dalla pioggia improvvisa

mescolati al tuo lieve andare

sulla porta della primavera.

Tutto ancora riappare,

scrivendo di anime e ritratti.

Il sole rinnova i suoi raggi.

La luna sorride alla notte.

Camminando controvento,

viaggiano gli occhi del poeta

e sostano, lievi, all’uscio dell’anima.

La Puglia dei campi

Storie di sole, ebbre di caldo,

narrate sotto al fico,

gustato a morsi,

che fa venire la voce dolce.

Storie impregnate di antiche usanze

e i bambini a ridere, felici.

Storie di case fresche e bianche

corrugate dal tempo.

Finestre di palpebre candide

con sguardi di occhi socchiusi,

ove si attenua il fuoco del sole.

Storie di terra dai tratti rossi,

gerani vermigli e ondeggianti trafori,

di tramonti preziosi nel cielo cangiante.

Storie di muretti a secco,

di viottoli tortuosi

per inseguirsi fin dentro alla vigna,

ai frutteti pregni e odorosi

mentre concertano le cicale.

Storie di anime millenarie,

lamento struggente

di ulivi nodosi, ritorti e cavi,

solcati dal maestrale.

Storie di grano, bionde, copiose

che partoriscono il pane

cotto nel forno a legna.

La scorza, bruna e ruvida

l’interno, morbido e pallido.

Storie di mani accorte

che impastano  focaccia sapida,

abbrustolita bene,

rosmarino, pomodoro e sogni.

Storie attaccate a dorsi di colline,

a conche digradanti

che sempre, in lontananza,

volgono gli occhi al mare.

Storie, lente, di anguria e vino,

di notti incantate dal respiro salmastro

feconde, sotto il manto lunare.

Il vento sparge ogni profumo, qui,

dalle nostre parti.

 


Questa notte non dormirò

Non dormirò stanotte.

Pensieri m’ingombrano il sonno.

Improbabili  voci di avvenire.

Inganni interminabili

forse soltanto giochi,

attimi indistinti.

Questa notte

apprenderò le stelle.

Tutte le imparerò

ad una ad una.

Le coniugherò in tutti i verbi.

Cercherò di raccontare

i battiti del loro cuore

lampeggiante.

Tutta la notte attenderò,

per quanto grande sia il buio,

di ritrovare la luce futura.

Questa  notte insonne

avrà i confini dell’orizzonte

nel mio sguardo.

Fino alla fine aspetterò

l’alba che prende vita

avvicendandosi all’oscurità.

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