06162019Headline:

E NOI DI QUALE CIBO VOGLIAMO NUTRIRCI?

 

Processione del Corpus Domini in Bari anni 50'

Processione del Corpus Domini in Bari anni 50′ (da Don Dialetto.it)

Fra le antiche e famose festività cristiane, anche il «Corpus Domini» (Corpo del Signore), celebrata dalla chiesa cattolica in onore dell’Eucaristia, nella giornata del giovedì, sessanta giorni dopo la Pasqua (la ricorrenza, in seguito è stata spostata la domenica successiva), è entrata profondamente nel costume del popolo. 
La festività rispetto alle altre grandi fu istituita da papa Urbano IV, l’11 agosto 1264 per ricordare il miracolo di Bolsena. Durante la celebrazione della messa, un sacerdote dubitò dell’Eucaristia, ma proprio nel mezzo della funzione che stava officiando, l’ostia benedetta sanguinò e si notarono alcune gocce che caddero sul bianco corporale di lino. Papa Urbano IV appena seppe del miracolo istituì ufficialmente la festa del «Corpus Domini» esternandola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità. La data fu fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste.

(da Don Dialetto.it del 2 feb 2014  tratto dall’articolo di Gigi De Santis)

La nostra comunità, anni fa è stata in visita nella chiesa ove avvenne il miracolo di Bolsena!

 

Com’erano belle le cipolle quando eravamo schiavi. E noi di quale cibo vogliamo nutrirci?

Anche a Bitritto intensa partecipazione alla memoria del Corpus Domini.

di GIUSEPPE ANTONELLI

Com’erano belle le cipolle quando eravamo schiavi. E noi di quale cibo vogliamo nutrirci? E’ questa la domanda che Papa Francesco rivolge anche a noi bitrittesi che numerosi ieri sera abbiamo attraversato le strade del paese lodando e ringraziando il Corpo e Sangue di Cristo. Una corale partecipazione di popolo che ha reso visibile una comunione di intenti e ha reso viva una “memoria”. E’ questa, per eccellenza, la memoria della “presenza vivente” di Cristo in mezzo a noi. Un Cristo non evanescente, sospeso nei cieli, ma incarnato nella nostra storia, presente nelle nostre strade, residente nelle nostre case. Oggi come nel 1264, quando il Papa Urbano IV promulgando la bolla “Transitrurus de hoc mundo” (mentre stava per lasciare questo mondo) volle porre argine al diffondersi di eresie circa la presenza del Signore nella storia concreta dell’umanità, Papa Francesco ci chiede: rimpiangete anche voi la carne e le cipolle che mangiavate quando eravate schiavi? Bella domanda!

“Se ci guardiamo attorno, prosegue Papa Francesco, ci accorgiamo che ci sono tante offerte di cibo che non vengono dal Signore e che apparentemente soddisfano di più. Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore! Il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo. Allora sogniamo altri pasti, come gli ebrei nel deserto, i quali rimpiangevano la carne e le cipolle che mangiavano in Egitto, ma dimenticavano che quei pasti li mangiavano alla tavola della schiavitù. Essi, in quei momenti di tentazione, avevano memoria, ma una memoria malata, una memoria selettiva, una memoria schiava, non libera. Ognuno di noi, oggi, può domandarsi: e io? Dove voglio mangiare? A quale tavola voglio nutrirmi? Alla tavola del Signore? O sogno di mangiare cibi gustosi, ma nella schiavitù? Ognuno di noi può domandarsi: Qual è la mia memoria? Quella del Signore che mi salva, o quella dell’aglio e delle cipolle della schiavitù? Con quale memoria io sazio la mia anima?”.

“Recuperiamo – ha suggerito Bergoglio – la memoria e impariamo a riconoscere il pane falso del peccato che illude e corrompe”. E’ non è casuale che attorno al “vero pane” che innerva la storia umana egli ha voluto far ruotare tutta l’intensa giornata vissuta a Cassano allo Jonio, in Calabria. E’ stato nella cittadina calabrese che il Papa ha voluto esserci alla vigilia del Corpus Domini per rinvigorire la speranza di una regione che ha grandi potenzialità con un territorio bellissimo e spesso sfregiato nell’indifferenza. E’ stato qui in questa Regione che ha detto parole accorate e decise contro l’attività criminosa arrivando alla scomunica per chi partecipa ad attività mortifere. “La ‘ndrangheta è adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no”. Con energia, il Papa lo ha ribadito nella omelia della messa che ha celebrato nella Piana di Sibari, davanti a oltre duecentomila persone.

Rivolgendosi ai giovani li ha invitati ad “opporsi al male, alle ingiustizie, alla violenza con la forza del bene, del vero e del bello”. Li ha incoraggiati a proseguire nel Progetto Policoro, “un segno concreto di speranza, per i giovani che vogliono mettersi in gioco e creare possibilità lavorative per sé e per gli altri”. “Voi, cari giovani, – ha raccomandato – non lasciatevi rubare la speranza!”.

Nella sua visita in Calabria, il Papa ha incontrato una Chiesa e tanta gente che non si rassegna al fatalismo in una realtà ove convive anche una cronica incapacità a progettare il presente e il futuro, ove accanto a politici validi, ce ne sono troppi che ignorano lo spirito di servizio al bene comune e si nutrono di affarismi e compromessi, continuando a dare come un favore ciò che invece è un diritto della gente.

Ecco come il Sacro Mistero del Corpo e Sangue di Cristo si fa memoria vivente che rinnova la vita e il ritmo delle nostre comunità. E’ questo il senso del Dio che abbiamo portato per le strade del nostro paese; un Dio vicino, molto più vicino a noi di quanto pensassimo.

L'autore dell'articolo, Giuseppe Antonelli

L’autore dell’articolo, Giuseppe Antonelli

 

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