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BITRITTO: TORNA L’ODEGITRIA

DSC_2274 BITRITTO: TORNA L’ODEGITRIA TRA LAMPI DI GUERRA, MOLTITUDINE DI DISPERATI E TEMPESTE FINANZIARIE

di Giuseppe Antonelli

 Nel mentre si odono tuoni di guerra ad Aleppo, una moltitudine di disperati varca i fili spinati per entrare in Europa, la borsa di Shanghai preoccupa economisti e capi di Stato di tutto il mondo, a Milano sfilano le donne e gli abiti più belli, a Bari da diverse sere trionfa il Nabucco e il suo struggente Va pensiero, a Bitritto si preparano e vanno “in onda”  i festeggiamenti in onore della sua Protettrice, Santa Maria di Costantinopoli venerata come Odegitria. In questo clima di vigilia si svolge il commovente siparietto tra Comara Sabell (Isabella) Acquafredda e Mariett Scalera appena rientrata da Toronto dov’era emigrata nell’immediato dopoguerra.

C’ ste fasc, Comara Sabell, saluta calorosamente la concittadina emigrata mentre Isabella armata di una grossa pennellessa attinge nel secchio di calce viva e imbianca la facciata della sua modesta casa. Eh si, perché l’arrivo della primavera, che qui a Bitritto coincide con la festa della Santa Patrona, è il tempo propizio per rinfrescare e disinfettare da “vermi biologici” ma anche da infezioni spirituali le proprie mura domestiche e personali. L’emigrata, salutando la ritrovata comara, ricorda come a tale compito di “rigenerazione” era dedita la sorella Angelina prima che lasciasse l’Italia per il Canada in cerca di un futuro migliore. Comara Sabell non disdice il caloroso saluto della bentornata Mariett e le chiede quanto tempo si fermerà a Bitritto e cosa le preparerà, il dì di festa, la sorella Angelin rimasta qui a Bitritto. E di rimando Marietta: “sempre quella è la tradizione. Sor’m tira fuori la tied d’alluminio e il coperchio a quattro buchi e prepara il coniglio cu d’ind; fuoco sopra e fuoco sotto lo cuoce, e le quattro zampe le fa uscire dai quattro fori ricavati sul coperchio. Un sapore indimenticabile che a Toronto non lo immaginiamo nemmeno. Ebbè almeno una volta ogni tanto bisogna ricordarsi di questi sapori e la Madonna quest’anno così vuole”.

Mariett ci prende gusto alla conversazione e abbandonandosi ai ricordi, si lascia andare a rievocare gli ansiosi preparativi del vestito della festa, le due o tre prove da Graziella la sarta di largo Pensaria. C’er bell la sera della festa, con tutte le arcate delle luci accese, mentre la bann di Conversano suonava la Madame Butterfly, scendere in piazza col vestito nuovo. Nu strusc naz e uno indietro, le scarpe nuove, far finta di niente sapendo di essere osservata da mille occhi indiscreti, e ammiccare a Vtucc u pontnir, che poi fu assunto all’ANAS, anch’egli messosi a nuovo con giacca di velluto a costa larga e pantaloni di lana merinos. E poi, ti ricordi Comara Sabell, prosegue estasiata Mariett la canadese, com’era bella la maestra Apollonia che sul vestito a redingote faceva scendere la pelliccia di volpe; a quei tempi non a cappotto, ma fatta dal pelo di un solo ed unico animale compreso il musino con i due occhietti del furbo animaletto. Imbevendo il pennello nella latta di calce viva per procedere alla seconda mano, Sabellina comunica all’amica canadese ritrovata dopo tanti anni, che l’altra mattina al forno di via Fioni si è incontrata con Pasqual e Finella che stanno a Chicago. “Eh loro, li ho trovato bene, era parecchio che non li vedevo, mancavano dalla festa da molti anni, ma stanno veramente bene. Hanno fatto tanti sacrifici ma mo lavorano tutte e due. Lei da brava sartina sta in un grande store e accorc i calzeun, sposta i bottoni, fa gli occhielli; piggh parecchio”. Pasquale, il marito, è impiegato alla compagnia dei tram e lui va sotto terra, si perché disc che u tram cammina sott a la terr. Commara Sabell, d’ u munn è divers, chi lavora sta bene e tutti di deritt ti aspettano. Non è com do’ che ogni cosa che ti aspetta la facevano passare come se fosse una grazia. Comunque Sabellin, na cosa bel che non ho trovato a Toronto, li tutto sta, però non ho trovato il sapore delle castagne du prevt di Bitritto. Martedì dopo la Santa Messa a la Madonna, la prima cosa che devo fare è comprare, da Leopold u ncddar, le castagne del prete e se stanno anche due olive in acqua, quelle conzate con il finocchio selvatico. Beh li voglio proprio assaggiare e da tanto tempo che non li tocco, mi voglio togliere quel desiderio. Che sapori, che ricordi, quanti anni addietro, questi maggiormente mi mancano in quel lontano paradiso che è il Canada.

Sabell, mo ti devo lasciare, tronca la chiacchierata Mariett la canadese, sai questi pochi giorni che sto qui a Bitritto le cose da fare sono tante,  bisogna accontentare un po’ tutti. Poi ci vediamo martedì, dopo la Santa Messa e la consegna delle chiavi alla Madonna, Pasqual vol sentì nu pez d’opr, a cud non gli devi togliere la Turandot, gli piace tanto e a Toronto tiene tutti i dischi delle opere; cud è u intrattin su. Difatti il martedì della festa Pasqual e Mariett, vestiti a nuovo, con il distintivo della “foglia dell’acero” in bella mostra nell’occhiello della giacca a mostrare la nuova e ambita nazionalità, i due si prostrano devoti davanti alla misericordiosa statua della Odegitria, Madre di tutti i bitrittesi sparsi per il mondo che con il suo manto tutti protegge e con la sua mano indica la “retta via”, il Cristo Salvatore e Redentore. All’uscita, salutando e stringendo le mani ai ritrovati compaesani, tra le note della banda Santa Cecilia si portano al tavolino del Comitato Festa Patronale, qui fanno il “loro dovere”, arrotolano il poster della Madonna che porteranno a Toronto e proseguono il loro struscio nel mentre il Maestro Migliavacca attacca con le prime note della Turandot.

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La festa è anche questo, un ritrovarsi in una società sempre più anonima, che omologa tutti e che rimuove omeopaticamente e subdolamente tradizioni, usanze, costumi e sapori antichi. Ma senza radici l’uomo non può vivere. Egli non può spandere le sue chiome al cielo se non è fortemente radicato nelle sue origini e nella sua storia. Depurata dagli eccessi, mondata da contagiosi modernismi, evitando omologazioni ed importazioni a noi estranee, Bitritto deve recuperare l’originalità della sua Festa, delle sue tradizioni, delle sue originalità e dei suoi sapori. Il futuro di ogni comunità ancora una volta poggia sulla riappropriazione del suo passato.

Vogliamo bene a Bitritto!

(NB: fatti e nomi verosimili ricostruiti da Giuseppe Antonelli)  

Foto di Carlo Bombacigno 

Il momento della consegna delle chiavi della città eseguito dal parroco don Mimmo Lieggi.

     

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